Il caso Tap, proteste e populismo

Puglia, regione immobile, anno 2017. Ad un certo punto lo spirito di appartenenza si leva più forte che mai: esplode la protesta contro il gasdotto TAP.

protesta 2.jpg

Le agenzie di stampa contano oltre 500 persone davanti ai cantieri. Naturalmente, il M5S in prima fila a cavalcare l’onda del populismo e delle proteste insensate. Si sa, dove c’è una folla all’improvviso spuntano Di Maio o “Dibba” (soprannome di investitura popolare), che inferociti indirizzano gli scontenti contro i cantieri. Risultato? Manganelli della polizia e sassi da parte dei manifestanti, lo spirito pacifico, si fa per dire, che da sempre caratterizza questo tipo di manifestazioni.

Partiamo innanzitutto dal fatto indiscutibile che con un SI al referendum costituzionale del 4 dicembre questa immensa sceneggiata da parte del Presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, si sarebbe potuta risparmiare. Nonostante la posizione netta presa contro la costruzione del gasdotto dal candidato alla segreteria del Partito Democratico, sono stati proprio due enti regionali a rilasciare le autorizzazioni necessarie alla società costruttrice “Trans Adriatic Pipeline” per l’espianto degli ulivi: il Servizio provinciale Agricoltura di Lecce e l’Osservatorio fitosanitario regionale. Il nuovo articolo 117 della Costituzione avrebbe assegnato al governo le deleghe alla “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia” e alle “infrastrutture strategiche”.

Ma partiamo innanzitutto dalla descrizione di quest’opera così dibattuta. Il gasdotto sarà lungo in tutto 870 chilometri, TAP è il nome del costruttore, un consorzio svizzero, i cui azionisti principali sono società che si occupano di distribuzione del gas, come l’italiana SNAM. L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, anche grazie al fatto che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”. I finanziamenti, quindi, sono in parte garantiti dall’Unione e questo ha permesso di raccogliere denaro sui mercati a interessi ridotti. Nel comune di Melendugno sorgerà il terminale di ricezione (PRT), l’infrastruttura più visibile della parte italiana del progetto, sufficiente a trasportare circa 10 miliardi di metri cubi di gas, e fino a 20 se queste opere venissero poi ampliate.

Quali sono le contraddizioni più evidenti di queste proteste populiste?

In primis è ingiustificata questa protesta “ambientalista” contro il gasdotto perché il metano è il meno inquinante tra tutti i combustibili fossili: non c’è paragone con il petrolio o con il carbone, che alimentano, per esempio, le due centrali elettriche di Brindisi e l’Ilva.
Qualcuno sostiene che gli ulivi non verranno preservati. Falso, ne sono stati espiantati 211, e saranno tutti ripiantati. E anche qualora fossero di più non è il numero, ma il procedimento fatto secondo i giusti criteri che conta. Ma una risata sorge spontanea quando Vendola, che nel suo «decennio» ha regalato alla Puglia assurde discariche, pale eoliche e pannelli fotovoltaici come da nessun’altra parte, con espianto di migliaia di ettari di uliveti e vigneti, si unisce alla protesta.
In aggiunta, c’è da dire che l’Italia ha per prima sviluppato un nuovo sistema di magistratura e di leggi: per muovere proteste, per i cittadini non è nemmeno necessario il primo grado di sentenza, ma basta la cosiddetta condanna giornalistica. Il 1° di Aprile, e purtroppo non è uno scherzo, L’Espresso scrive “Tap, mafia e soldi sporchi dietro il gasdotto”. Inutile dire che è bastato solo il titolo per muovere una legione di cittadini contro l’azienda TAP, che subito oltre a smentire ha dichiarato

È arbitrario, infondato ed evidentemente inaccettabile l’accostamento di TAP Ag e del progetto del gasdotto transadriatico alla parola “mafia” effettuato con un suggestivo titolo sul numero in uscita domani del settimanale l’Espresso.

Purtroppo nell’epoca della Post-verità, non conta la radice dei fatti, non conta la realtà, contano il numero di condivisioni e la propensione che la gente ha a crederci. Lo stesso Casaleggio, tra i fondatori del Movimento 5 Stelle, diceva che la chiave per il successo era portare alla luce fatti che “se sono virali, allora sono veri”. Una massima orribile, che oggi fa fruttare non solo le pagine di odio, fake news e populismo, ma che genera una bomba all’interno della società sempre più chiusa, colma di sentimenti negativi per ciò che viene percepito come estraneo, la sintesi della piaga dell’analfabetismo funzionale che imperversa in Italia e nel mondo intero.

vendola

Infine, dulcis in fundo, complottisti di tutto il mondo unitevi! “Chi ha interesse a fare quel gasdotto?” E se invece ci chiedessimo: chi ha interesse a non fare il gasdotto, che, guarda caso, non attraverserà la Russia e perlomeno non farà, di Italia e Ue, una specie di seconda Ucraina? Il Corridoio Meridionale del Gas è considerato una priorità della politica energetica dell’Unione Europea, in quanto rappresenta la realizzazione di una delle più importanti vie di approvvigionamento energetico dei prossimi anni.

E allora perché tutte queste proteste, questi appelli alle più disparate personalità del mondo politico italiano, e non solo, quando la Puglia è da sempre strangolata dai gas tossici emessi dalle centrali che per anni hanno inquinato il territorio senza guardare alcun vincolo ambientale? Le proteste dei comuni, in quei casi, si sono trasformate in sponsor e partnership da parte delle aziende incriminate. Forse questo è mancato all’azienda TAP, l’accordo e il favore degli enti locali, che concedono e forniscono l’appoggio politico necessario solo a fronte della partecipazione nella spartizione della torta. In Italia non serve a nulla fare un progetto e farlo bene se poi non lo fai impacchettare e confezionare per bene dagli enti locali che ti concedono il loro supporto solo a fronte di accordi. Il paradosso in questa storia è che non importa la validità del progetto, importa solo la sua condivisibilità a livello istituzionale.

Vorrei tanto che noi pugliesi mettessimo questo coraggio e questo amore che i cittadini sprigionano in occasioni come questa, anche e soprattutto contro quelli che sono i veri temi che ci lasciano indietro rispetto a tutti: evasione in primis, sanità, infrastrutture, lavoro. Quando si è scesi in piazza per rivendicare la mancanza di infrastrutture in una Regione così bella e dove il turismo in forte crescita è costretto ad un ridimensionamento a causa della mancanza di strade percorribili e di accessi al mare? Quando gli enti locali si sono fatti sentire per le Università in ginocchio per la mancanza di fondi; per il lavoro messo a dura prova dalle politiche di delocalizzazione attuate dalle aziende che trovavano, proprio nel Salento, uno dei più grandi indotti dell’industria aeronautica?

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...